Tappa 17. Campofelice – Palermo

Sono sul traghetto che sta per partire per Civitavecchia e tra pochi minuti non ci sarà più copertura, perciò sarò breve 😁🤭

Nonostante la mega cena di ieri sera, questa mattina mi sono svegliato affamato 😱

Oggi sono stato più veloce perché sono riuscito a lasciare il B&B già alle 8.15, un record! Sapevo che la tappa odierna sarebbe stata veloce, il mio GPS mi dava 54 km fino al porto di Palermo, ma in realtà al porto non ci sono andato, o meglio, ci sono andato ma solo alla fine.

Dopo circa 25 km è arrivata la mia “motrice”. Stefano, cugino di Laura, mi è venuto incontro e insieme siamo andati a Mondello, la spiaggia di Palermo.

Abbiamo fatto tutta una tirata senza sosta, lui davanti e io dietro in scia 😉

Arrivati a Mondello il mio contachilometri segnava 70 km…un po’ di più di quello che avevo previsto!

Non è mancata la foto della costa, che continua sempre a sprigionare la sua grandiosa bellezza naturalistica.

A Mondello abbiamo lasciato le bici a casa degli suoceri di Stefano, ci siamo messi il costume e siamo andati in spiaggia. Ma prima, abbiamo fatto una sosta in una gelateria per una brioche col gelato 😋

In spiaggia sono rimasto fino alle 16, abbiamo fatto il bagno, anche se l’acqua oggi era fredda, pranzato e chiacchierato in compagnia. Insomma, una tranquilla giornata al mare.

Altri 10 km e sono ritornato a Palermo per fare l’imbarco, che si è svolto molto velocemente. Ora sono diventato esperto 😁

La cabina è come sempre un frigorifero, ma vabbè, sono attrezzato con l’abbigliamento invernale.

Questa sera cenerò in nave e i cibi abbondanti siciliani saranno solo più un lontano ricordo 😭

La tappa di domani mi porterà al Lago di Bolsena.

Dettagli del giro di oggi (80 km, 616 hm):

Un’esperienza culinaria indimenticabile!

Questa cena merita un articolo tutto suo!

Premetto che avevo espressamente chiesto al gestore del B&B di tenersi leggeri con la cena e così sua moglie, donna Rosalia, ha cucinato un paio di cosette, tanto per stuzzicare un po’ l’appetito!!

Ecco il menù di questa sera:

  • Bruschetta
  • Parmigiana
  • Polpette di alici al sugo
  • Melanzane impanate in un letto di pistacchio
  • Penne al pomodoro con melanzane e gamberetti
  • Tortino di alici ripieno e cotto al forno
  • Pesche
  • Granita al limone
  • Birra
  • Caffè
  • Limoncello

È stata una cosa incredibile, ho mangiato cose buonissime, cose che nemmeno sapevo esistessero.

Il gestore ha chiacchierato tutta la sera con me, ha proprio interpretato lo spirito del vero B&B, quando i padroni di casa ti fanno sentire come uno di famiglia.

E poi, alla fine, è arrivata lei, donna Rosalia, simpaticissima da morire. Non è solo una cuoca, ma un’artista del cucinare. Ha un suo profilo Facebook dove posta le sue ricette, che spiega in modo ironico raccontando tutta una serie di aneddoti. Troppo forte. Ecco qui un paio di video:

Poi ce ne sono un sacco di altri.

Che dire, anche oggi un’esperienza indimenticabile!

Tappa 16. Parco dei Nebrodi – Campofelice

Ieri ho esagerato con il mangiare! Dopo l’abbuffata del pranzo finito quasi alle 17, ho poi cenato alle 20.30 con le solite porzioni sicule! Qui il cinghiale nero la fa da padrona, a pranzo maccheroni al ragù di cinghiale e a cena filetto di cinghiale, cucinato da Dio e con un primo di tagliatelle ai funghi porcini, ma con ancor prima una vellutata di cipolle, che in condizioni normali non avrei mai mangiato, ma qui ho voluto provare ed era divina.Insomma, ho fatto fatica a finire tutto e c’era pure un’insalata mista accompagnata dal pane fatto in casa, amaro e caffè! Ho tergiversato un po’ nella sala centrale del ristorante cercando di pianificare il dopo Civitavecchia, nella speranza di digerire la cena…o il pranzo. In camera ho ancora fatto un po’ di stretching per le gambe, ma sentivo di aver esagerato…anzi, vedevo che avevo esagerato, sembravo incinto 😱Quando mi sono svegliato questa mattina non mi sentivo bene e l’ultima cosa che volevo fare era scendere a fare colazione. Basta mangiare! E così, col mio consueto ritmo lento del mattino, ho preparato le borse, mi sono vestito e poi sono sceso in sala. E lì c’era di tutto e di più! Mi sono limitato a due croissant ripieni di marmellata, 4 fette di pane anch’esse con marmellata, macedonia e caffè. A parte il caffè, tutto il resto era fatto da loro, pane compreso!Per le 8.45 sono riuscito a partire, le gambe erano dure come delle pietre, e dovevo ancora fare una mini salitina di 20 m di dislivello per arrivare al punto più alto a 1520 m slm.

Da lì e cominciata una discesa di 30 km che mi ha portato fino al mare ad Acquadolci. Una strada stupenda in mezzo al bosco, faceva pure freddino andando a 50 km/h, c’erano solo 20 gradi. Tutta una serie di tornanti, come si può vedere dalla mappa sul mio GPS.

Ogni tanto riuscivo ad intravedere cosa c’era al di fuori di questo bosco fittissimo: il mega polmone verde che spazia da tutti i lati del Parco dei Nebrodi!

E dopo un’oretta sono arrivato al mare agganciando un’altra di quelle statali da sogno, la SS113 Settentrionale Sicula, che da Messina va a Trapani, passando per Palermo. Nel frattempo il mal di stomaco era scomparso!Qui, come sulla SS18 e SS114, ci si dovrebbe fermare ogni 5 minuti per ammirare lo spettacolo di panorami che offre la costa.

E questa era solo una piccola selezione.Oltre alla strada statale, anche la ferrovia corre lungo il mare, così come era in Campania o in Calabria. Se fossimo in Svizzera ci sarebbero treni panoramici super moderni pieni di turisti a fare queste linee ferroviarie, invece qui si vedono spesso delle littorine mezze scassate, oltre agli Intercity un po’ più moderni. Il potenziale turistico sarebbe immenso, ma forse è meglio così, almeno rimane tutto ancora autentico e poco influenzato dal turismo.Ecco, Cefalù, è un posto che per quanto bellissimo viene un po’ rovinato dalla quantità smisurata di turisti, e adesso siamo solo a inizio luglio. Qui sono riuscito a trovare una strada vuota, ma poi in spiaggia era il delirio.

Infatti non ci sono andato. Ho trovato una piccola rosticceria che faceva le melanzane alla parmigiana con patate al forno a 6€!!! ed ho pranzato lontano dalla bolgia.Alla mia destinazione di Campofelice di Roccella mancavano solo 15 km e lì sapevo che avrei avuto il mare a due passi.Così, poco dopo le 15 sono arrivato al mio B&B che è collocato all’interno di un complesso di ville misto villaggio turistico immerso nel verde e sul mare.Il gestore è simpaticissimo e gentilissimo, come tutti quelli che ho incontrato finora. Mi ha mostrato come funziona qui all’interno di questo complesso, con piscine, campi da tennis, villaggio turistico e la spiaggia. Mi ha poi offerto di avere una cena preparata dalla moglie, stile “come cucinava la nonna siciliana” ed io ho accettato, dicendogli però di stare attento alle porzioni!Come sempre ho fatto il bucato e dopo sono andato al mare per il meritato bagno. A due passi da casa c’è la spiaggia libera.

Domani sarà una tappa corta, una cinquantina di chilometri per arrivare a Palermo dove mi incontrerò con Stefano, il cugino di Laura da parte di padre, e la sua famiglia. Lui è un mega ciclista da botte di 100-200 km a giro, e domani dovrebbe venire ad incontrarmi lungo la statale SS113 che porta a Palermo per poi andare i dieme in spiaggia a Mondello.L’imbarco con il traghetto questa volta è sul presto, alle 17.30 si salpa, perciò non avrò molto tempo per stare a Palermo.Dettagli del giro di oggi (110 km, 577 hm);

Tappa 15. Etna – Parco dei Nebrodi (Cesarò)

Il Rifugio Sapienza offriva una mega colazione, la più varia ed assortita di tutte le 15 colazioni che ho avuto finora. E perciò mi sono abbuffato.

Per scendere giù nel caldo e arido entroterra siculo avevo pianificato tre strade: quella diretta, ma meno sicura di 22 km, una lunga e più battuta di 37 km e una intermedia di 33 km con però molto più dislivello. Opto per seguire quella da 37 km, ma dopo pochi minuti, seguendo la strada che sembrava essere stata asfaltata ieri sera quanto era perfetta, mi trovo sulla variante corta. Continuo a seguirla perché era troppo bella e dalle scritte per terra mi rendo conto che qui c’era passato il giro d’Italia.

Conferma che poi ho avuto da un ciclista che ho fermato poco dopo al quale ho chiesto conferma se questa strada sarebbe arrivata a valle. La mia preoccupazione era di trovarmi in mezzo al nulla su qualche mulattiera sperduta nelle campagne. Invece è stata una goduria perché, a parte pochi metri di salita, mi sono fatto 1400 m di dislivello in discesa.

Nello scendere ho incrociato la variante intermedia nel punto dove i metri in salita erano già passati, perciò seguendo quella strada avevo solo più discesa. Sono passato in mezzo a dei boschi belli freschi, pieni di lavoratori che potavano gli alberi e ripulivano la strada.

Scendendo a valle si vedono ancora tracce di colate laviche dappertutto. L’Etna, nei secoli ha fatto colate da ogni versante, infatti si intravedono parecchi crateri anche a bassa quota.

Man mano che ci si allontana dal Parco dell’Etna ricominciano nuovamente gli accumuli di immondizia sul bordo strada. Arrivato ad Adrano è discarica pura lungo tutta la statale. Qui incontro il primo cane randagio che però mi lascia andare senza nemmeno degnarmi di uno sguardo. Io comunque mi ero munito di bastone che portavo con me già dall’inizio della discesa.

Da Adrano in poi, sono nell’entroterra, paesaggio abbastanza secco da come di vede dalle foto, ma comunque sempre molto spettacolare.

Da qui si vede bene il pennacchio fumante dell’Etna.

A Bronte, patria del pistacchio, mi sono fermato per una bella brioche con granita, ovviamente granita al pistacchio. Da qui avevo una trentina di chilometri per arrivare a Cesarò, dove avevo preventivato di fare pranzo. Sapevo che c’era una bella salita, perciò contavo di arrivare per le 13, giusto per il pranzo.

Con grande piacere ho visto che lungo tutta la strada tra Bronte e Cesarò la quantità di immondizia lungo la strada era drasticamente diminuita, significa che qui ci sarà una società che si occupa di tenere più pulite le strade, o la gente è più civile. Mah. Inoltre, se parliamo di strada, dal punto di vista del ciclista, qui l’asfalto è di nuovo da favola.

Il paesaggio che mi circonda è spettacolare, sembra di essere su un altro pianeta. Da un lato tutto giallo quasi privo di alberi, dall’altro si intravedono in lontananza grandissime aree verdi, boschi foltissimi, ed è proprio lì che mi sto dirigendo, verso il Parco dei Nebrodi. Poi, immancabile, è la vista sull’Etna onnipresente, col suo pennacchio che mostra la sua attuale attività vulcanica.

Arrivati nei pressi di Cesarò, decisamente affamato, il mio GPS decide di mettermi alla prova facendomi raggiungere il centro del paese attraverso una ripidissima salita con blocchi di pietra sconnessi, perciò una salita doppiamente faticosa. Mi sono dovuto fermare due volte per riprendere fiato. Arrivato in cima, ancora col fiatone, chiedo ad un signore le indicazioni per un ristorante. Lui ride e mi dice che l’unico ristorante aperto è giù sulla strada principale, da dove venivo io! Mi dice però che dovrei trovare un bar e una rosticceria in paese. Arrivo in centro, paese tipo quelli della serie di Montalbano, e la rosticceria è chiusa e al bar, un gruppetto di ragazzi mi dice che lì si mangiano solo dolci o brioche con granita. Ovviamente fanno le solite battutine sul fatto che in macchina farei meno fatica, scambio un paio di battute con loro e poi me ne vado, sperando di trovare qualcosa più avanti.

A Cesarò non ho avuto fortuna e sono andato avanti, a 2 km c’era un altro paesino, San Teodoro, ma anche lì la scelta era scarsa. In realtà mancavano solo più 15 km alla mia meta, ma erano 15 km di salita e non mi andava di usare le mie baratte di emergenza, visto che ero in un paese e qualcosa da mangiare la dovevo trovare…brioche con granita! Ne ho mangiate tre!

Al bar dove mi ero fermato c’era tutto un giro di ragazzi che con le macchine giravano intorno alla piazza del paese, chi con lo stereo a palla, chi con delle macchine tutte scassate, si fermavano, scendevano, chiacchieravano con qualcuno, e poi “ammuninne” dicevano e se ne andavano, poi ne arriva un altro, e il giro continuava così, per passare il tempo. Mah!

Vabbè, dopo la mia terza brioche, mi sono fatto riempire la borraccia di acqua fresca, e me ne sono andato.

Da qui in avanti sono entrato in altro mondo, un ambiente montano, fresco, pieno di alberi, strade pulitissime e meravigliose. Ero entrato nel Parco dei Nebrodi, la più grande area naturale protetta della Sicilia.

A quota 1500 m ho raggiunto la mia destinazione, il Relais Villa Miraglia, un posto stupendo, con dei gestori stupendi, cordialissimi, gentilissimi, e tutti i superlativi che volete!

Ho mangiato pranzo alle 15.30, un pranzo abbondante da farmi scoppiare, con antipasti locali e un piatto di maccheroni fatti in casa al sugo di cinghiale.

Piccola parentesi sul mangiare qui in Sicilia, le porzioni sono sempre giganti ed è tutto buono, dall’antipasto al caffè passando da tutte le portate di mezzo!

Non mi reggevo più in piedi, avevo mangiato troppo! Ho ancora sistemato un rumorino alla bici, pulito la catena e poi sono andato in camera a dormire. E il bucato? Si sono offerti di farmelo loro!!

Adesso sono fuori a scrivere questo articolo e mi sono messo il maglione di lana, siamo a 1500 m e fa freddino. Ieri su all’Etna a 1900 m faceva molto più caldo, ma qui siamo circondati da alberi, c’è un altro clima.

La tappa di domani mi riporterà di nuovo al mare, una discesa di 25 km fino a Sant’Agata di Militello e poi 80 km fino a Campofelice di Roccella, passando per Cefalù.

Dettagli del giro di oggi (69 km, 1315 hm):

Tappa 14. Zafferana Etnea – Enta (Rif. Sapienza)

Oggi era il grande giorno, la conquista dell’Etna con arrivo al Rifugio Sapienza a 1910 m di altitudine.

Sveglia come sempre alle 7 e partenza alle 8.30, casco acceso e connesso al cellulare con una serie di podcast per intrattenermi durante la salita lunga 18 km e con un dislivello in salita di 1300 m. Per chi ha voglia di leggere i dettagli di questa salita, qui c’è qualcuno che ha documentato bene tutte le salite, tra cui quella che ho fatto io da Zafferana Etnea.

Devo dire che è stato più facile di quanto pensassi, ho messo il mio rapportino 28/36, a volte pure il 28/42 quando la pendenza superava il 7%, e sono salito tranquillo tranquillo, ammirando tutto quello che vedevo. Ho diviso la salita in tre fasi, ogni 6 km facevo una piccola pausa di qualche minuto per fare delle foto e per bere abbondantemente. A 13 km mi sono fermato anche per mangiare due merendine che avevo preso al B&B, perché la colazione se n’era già andata.

Questa salita, insieme a tutte le altre che portano su all’Etna, è un paradiso per i ciclisti: c’è un bell’asfalto, una vista mozzafiato e l’aria è anche più fresca man mano che si sale. Anche i cartelli stradali informano gli automobilisti che qui ci sono i ciclisti e che bisogna tenersi ad una certa distanza da loro.

Qui di seguito ho messo un paio di foto che ho scattato mentre salivo.

E qui finalmente quando sono arrivato in cima a 1900 m, dopo due ore mezza.

Sono poi subito andato a fare il check-in al Rifugio, perché sapevo che mi avevano preparato la stanza prima del normale orario di check-in. La bici me l’hanno fatta portare direttamente in camera.

Prima di poter uscire per fare l’escursione su a 3000 m ho dovuto fare il solito rito che comprende, tra le altre cose, doccia e bucato. Uso un filo elastico per stendere i panni in stanza.

Sapendo di dover andare a 3000 m ho tirato fuori due cose che non avevo mai usato finora, i pantaloni lunghi e il piumino, tutte cose super leggere e compatte, ma con il caldo di questi giorni sono cose che sono sempre state relegate in una borsa che praticamente non ho mai aperto.

Pranzo veloce e via. Purtroppo le escursioni fino al cratere superiore a 3300 m della durata di 5-6 ore si fanno solo al mattino alle 9, perciò mi sono dovuto accontentare di quella che porta a 3000 m, con salita in ovovia, trasferimento coi bus 4×4 fino al campo delle guide e poi tour guidato per circa un’ora lungo un paio di crateri.

L’Etna è sempre attivo, ma come scrivevo ieri, due giorni fa ha cominciato a buttar fuori roba, roba innocua, ma la fumata si vede ancora adesso, qui alle mie spalle.

Ci sono colate laviche dappertutto, alcune più recenti, altre più vecchie, ci sono i vari crateri sparsi a tutte le altitudini, fino a quello giù in valle a 700 m slm da dove nel 1669 uscì la colata che raggiunse il mare distruggendo tutti i paesi che incontrava lungo il suo cammino, compresa una parte di Catania.

Siccome ho fatto un sacco di foto, metto qui un link su Google Photos dove ho messo quelle che ho scattato durante il giorno.

Oggi doveva essere una giornata di semi riposo e così è stato. Verso le 17 sono ritornato in stanza e mi sono dedicato un po’ alla pulizia della bici, ho cambiato le pastiglie dei freni anteriori, lucidato e lubrificato la catena e scritto questo articolo.

Chi ha fatto pausa oggi, è anche questo bel cane che è salito fin su a 3000 m seguendo chissà chi per poi collassare stanco morto. La guida ha detto che qui lo conoscono tutti.

Adesso vado a cena, dopodiché dovrò incominciare a pensare alla parte di giro dopo il mio arrivo a Civitavecchia, sono 1000 km, o forse più, che devo ancora definire bene, più che altro devo farmi un’idea di dove voglio sostare e cercare delle sistemazioni.

La tappa di domani è bella lunga e mi porterà al Parco dei Nebrodi a 15 km sopra Cesarò nell’entroterra ad ovest dell’Etna, da dove poi sabato scenderò per raggiungere il mare sulla costa settentrionale, passando anche per Cefalù.

Dettagli del giro di oggi (19 km, 1244 hm):

Tappa 13. Messina – Zafferana Etnea

Come sempre, cominciamo con come ho dormito, visto che dormire bene è essenziale per recuperare degli sforzi fatti durante la giornata. Questa notte è andata bene, anche se la mia finestra era davanti agli arrivi del traghetto Caronte e ad una strada trafficatissima.

Nella foto qui sotto si vede l’arrivo di un traghetto e le luci sullo sfondo provengono dalla Calabria.

Con le porte e finestre chiuse non si sentiva nulla ed ho dormito alla grande. Ovviamente avevo l’aria condizionata altrimenti sarei morto di caldo!

Questa mattina non avevo scuse per fare tardi…ma ho tardato lo stesso 🤭 Sveglia alle 7, ma il primo giro di pedali l’ho dato solo alle 9!! Che cosa ho fatto per due ore? Non lo so, sono solo lento a preparare me e la bici, ma di questo me ne compiaccio perché significa che sono rilassato 😁

Pedalare a Messina non è stato facile, ma mai come a Napoli 😁 Ho attraversato tutta la città e dopo 35 minuti e 9 km ero fuori sulla SS114 Orientale Sicula, che segue praticamente tutta la costa orientale da Messina a Siracusa, passando anche da Catania.

Qui in Sicilia procedo in senso opposto rispetto a quando scendevo in Calabria, nel senso che ora sono dall’altro lato, perciò il mare adesso è alla mia sinistra, ma in mezzo c’è la corsia che procede in senso contrario. Non posso pertanto fermarmi quando mi pare per fare delle foto e spesso la mia visuale si blocca sul muretto di protezione che da’ sul mare. Ma qualche foto sono riuscito a farla lo stesso. Qui si vede che la spiaggia è allo stato naturale e libera.

È comunque una bella costa, e percorrere questa strada SS114 è un piacere.

Ho attraversato diversi paesi prima di arrivare a Taormina. Tutti molto belli e caratteristici con dei lungomare piacevoli da percorrere oltre che poco trafficati. Qui c’è qualche stabilimento organizzato solo di tanto in tanto.

In uno di questi mi sono fermato per mangiare la famosa brioche con la granita 😋

Una bella salita mi ha poi portato su a Taormina, dove mi sono fatto fare una foto davanti a Porta Messina.

A Taormina ho girato un bel po’ per le vie del centro pedonale fermandomi al Bam Bar per la famosa granita (suggerimento di Giuseppe, che ormai mi manda i segnaposto con Google Maps per indicarmi dove andare). Poi ho visitato il Parco del Duca di Cesarò.

La strada per tornare giù sulla al mare è stata una pura goduria ciclistica. Ma guardate che strada!

Tra l’altro, manco a dirlo, Taormina era pulitissima, così come tutti i paesi che ho attraversato dopo Messina, peccato solo per la strada che intercorre tra un paese e l’altro, lì sembra terra di nessuno, nel senso che nessuno la pulisce, e così monnezza dappertutto!

Le vedute che si hanno scendendo da Taormina sono da togliere il respiro.

E poi arriva Isola Bella…che è proprio bella!

Dovevo assolutamente scendere lì sotto in spiaggia, ma la strada che porta ad Isola Bella ha solo delle scalinate e con la mia bici la cosa era improponibile. Chiedo un po’ in giro, ma non ci sono possibilità di scendere in spiaggia per vie alternative. E così sono prima entrato in un hotel a 3 stelle, ma niente, e poi in un 4 stelle, e lì mi hanno fatto parcheggiare la bici nel retro di un ufficio, al sicuro! Ho preso ciabatte e costume e sono andato in spiaggia per il pranzo e il meritato bagno in mare 😁

Dopo questo, per me la giornata era finita…ma avevo ancora 30 km per arrivare a Zafferana Etnea e un bel po’ di salita. Sono ancora passato da Giardini Naxos e poi mi sono lasciato il mare alle spalle addentranfomi dell’entroterra. E qui mi sono trovato in un altro mondo. Lontano dal turismo, dal traffico, case messe male, stradine poco asfaltate e una sporcizia immonda. Ad un certo punto sono passstl in un sottopassaggio dove ho visto una mega discarica. Avevo paura ci fossero dei cani randagi a rovistare, ma per fortuna non ne ho incontrati…oggi. Reduce da non belle esperienze a Trapani qualche anno fa, dove i cani randagi si gettavano contro le macchine, non oso pensare cosa potrebbero fare questi cani ad un povero ciclista, stanco e con una bici da 40 kg inamovibile, difficilmente utilizzabile come scudo mobile.

Dopo qualche saliscendi sono arrivato a Macchia, un paese più grosso di quelli che avevo incontrato dopo Naxos, con una piazza, una chiesa e un bar. Da lì mancavano solo più 9 km a Zafferana, ma anche 550 m di dislivello in salita. E così, con una pendenza media del 6%, piano piano sono salito, assaporando cosa mi aspetterà domani per salire al Rifugio Sapienza a 1900 m slm, con una salita di 1300 in 18 km, perciò una pendenza media del 7.2%, che come media per 18 km è tanto. Andrò piano piano, e sarà anche l’unica cosa che farò domani in bici…giornata considerata di “riposo”, perché voglio andare su al cratere con un tour guidato, sempre che l’Etna non decida di eruttare, cosa che tra l’altro ha già fatto ieri (clicca qui). Pure lo Stromboli si è rimesso in attività oggi (clicca qui).

Da questa foto scattata dalla piazza centrale di Zafferana Etnea si vede l’Etna fumante in sottofondo.

Adesso pernotterò a Zafferana Etnea, cittadina non lontano da Catania, veramente carina, fresca perché in altura, con un centro pieno di gente, e per la maggior parte siciliani, a differenza di Taormina o Isola Bella, dove ho incrociato un sacco di svedesi, oltre che a tutte le altre nazionalità, ma di svedesi ne ho sentiti tanto.

Dettagli del giro di oggi (87 km, 1344 hm):

Tappa 12. Vibo Valentia – Messina

Come previsto, ho dormito male, il traffico sotto la finestra è andato avanti tutta la notte. Ho chiuso per un po’ la finestra, ma poi faceva troppo caldo in camera, anche se avevo un ventilatore che girava tutto il tempo.

La colazione questa mattina era al bar difronte al B&B. Con altri tre ospiti del B&B sono rimasto bloccato dentro il B&B perché il portone che dava sulla strada non si apriva più. Hanno dovuto chiamare qualcuno che venisse ad aprire da fuori! E così pure questa mattina ho fatto tardi 😖

Ad ogni modo, questo ritardo non ha influito più di tanto, visto che la strada era per la prima parte in discesa. Come ho scritto nel post precedente dei 1000 km, dopo un’ora e mezza avevo già percorso 40 km, praticamente la metà del tragitto previsto per oggi, ed erano solo le 10.30.

Passare attraverso Rosarno e Gioia Tauro è stato facile, poco traffico e strade tutto sommato messe bene.

Appena fuori Gioia Tauro, la SS18 si è trasformata in una bellissima strada asfaltata, una goduria per i ciclisti. Il massimo è stato raggiunto dopo Palmi, perché l’asfalto è stato rifatto da poco e lì si pedala che è un piacere.

Ad un certo punto, però, in un momento in cui non stavo guardando avanti, ho sentito una frenata e poi un botto. Una macchina guidata da una signora ha sbandato e invaso l’altra corsia, la mia, prendendo in pieno la macchina che si trovava 50 m davanti a me. Tutti e due andavano piano e nessuno si è fatto nulla, solo le macchine si sono ammaccate un po’. La tipa che ha invaso la corsia opposta dava la colpa all’altro! Non so proprio cosa sia successo perché non guardavo, ho solo sentito la frenata e poi il botto. Per fortuna che nessuno si è fatto niente.

Lasciato questo fatto dietro di me, piano piano mi sono riavvicinato di nuovo alla costa e da lì in poi è stato solo uno spettacolo di bel vedere.

Qui stavo sopra Bagnara Calabra, con la Sicilia davanti a me.

La discesa verso Bagnara è stata magnifica. Da lì ho poi proseguito per Scilla, un’altra perla della natura.

La strada che porta a Scilla è sempre la SS18 che qui è semplicemente fantastica, per le vedute e per il manto stradale perfetto…e pure per la poca spazzatura.

Poi si arriva a Scilla.

Mentre scattavo questa foto, accosta un signore tutto distinto e si mette giustamente anche lui a fotografare queste bellezze. Scambiamo due parole, mi dice di essere calabrese, e così dopo gli elogi alle bellezze di questi luoghi gli chiedo della spazzatura. La sua risposta mi ha lasciato senza speranza: “Sai, io ho lavorato sul al nord, al Lago di Garda, in montagna, e lì non mi veniva mai in mente di buttare l’immondizia per terra, ma qui quando arrivo nella mia terra…non so…butto le cose fuori dal finestrino…è più forte di me…” 😱

No comment 😭

Sono sceso giù lungo la spiaggia di Scilla e mi sono fermato per mangiare…e fare il bagno 😁

Praticamente tre ore di pausa, passate in parte a mangiare, leggere e dormire, oltre ad aver fatto il bagno due volte.

Da lì all’imbarco per la Sicilia a Villa San Giovanni erano solo più pochi chilometri, sempre lungo la costa, sempre mozzafiato.

Con la mia solita fortuna che mi segue sempre in questi giorni, appena arrivato al porto, ho comprato il biglietto e sono partito subito per Messina.

Il B&B di questa sera è proprio accogliente, così come il gestore. Dopo la doccia e il bucato sono subito uscito a fare un paio di acquisti e per vedere il Duomo.

Su consiglio dell’ormai solito Giuseppe, che mi ha fatto scoprire Scilla, sono andato a mangiare il famoso Pitone di Messina. Ottimo!

Piano piano le gambe cominciano ad essere stanche…e dopodomani ho la salita su all’Etna!

Domani faccio tutta la costa in direzione Catania, passando anche da Taormina, per poi andare su a Zafferana Etnea, in modo da avvicinarmi un pochetto all’Etna.

Dettagli del giro di oggi (91.5 km, 847 hm)

Ho superato i 1000 km!!!

Ecco il primo traguardo, 1000 km!

Ieri sera ho fatto il conto dei chilometri percorsi fino a Vibo Valentia ed erano 970.9 km.

Tra Rosarno e Gioia Tauro ho raggiunto i 1000 km. Adesso, fuori Gioia Tauro, mi sono fermato per una mini pausa all’ombra di un albero ed ho constatato di aver già percorso 40 km in un’ora e mezza. Beh, c’era la discesa questa mattina, adesso inizia un mega salitone.

Bene, i miei primi 1000 km senza pausa li ho raggiunti, ma non sono ancora a metà!

Italiani, ospitali ma incivili!!

Dopo 11 giorni in viaggio per l’Italia da nord a sud ho fatto già parecchie esperienze, ho conosciuto un sacco di persone e il risultato è che noi italiani siamo primi in due cose: ospitalità e inciviltà!

Tutte le persone che ho conosciuto dal ciclista al barista, dal gestore di B&B all’autista del bus, dal bagnino in spiaggia al marinaio sul traghetto, dal negoziante di sport al farmacista, e tanti altri ancora, mi hanno sempre fatto sentire bene. Tutte persone, uomini e donne, estremamente gentili, disponibili, curiosi, desiderosi di aiutare, tutti ma proprio tutti. Sono stato fortunato? Sempre? Dal Piemonte alla Calabria passando per la Sardegna? Possibile che abbia incontrato solo persone così ospitali? La verità è che gli italiani sono tutte persone ospitali e di questa “erba” ne faccio un fascio. Posso generalizzare dicendo che ovunque uno vada, l’italiano medio è una persona veramente ospitale. Sono veramente contento di riscoprire questo aspetto del popolo italiano.

C’è un però! Siamo campioni non solo di ospitalità, ma ahimé anche di inciviltà!

Avevo notato una cosa strana su al nord, che però non ho rivisto al sud. Ogni volta che usavo i servizi di un bar, ristorante, hotel, posti comunque “a pagamento”, ho sempre trovato scritte incredibili tipo “per favore lasciate il bagno pulito”, “fate attenzione a non sporcare fuori dal gabinetto”, “considerate questo gabinetto come quello di casa vostra, lasciatelo pulito per favore” e frasi simili. Tutti i bagni da quando sono partito da Domodossola fino a Genova.

In Sardegna e da Napoli in giù non ho più visto queste scritte. Spero vivamente che sia solo un “problema” del nord, ma la gente che frequenta questi bagni deve essere proprio incivile se i gestori devono arrivare a scrivere questo.

Una cosa che però accomuna tutta l’Italia, e qui ci metto pure la Sicilia perché l’ho visto in altre occasioni, è la sporcizia lungo le strade, l’immondizia riversata dappertutto. E qui non ci sono eccezioni, da nord a sud, da est a ovest, ma qui al sud si è arrivati a degli estremi assurdi.

La bella SS18 oggi mi fatto passare nuovamente lungo il mare, ma a tratti si allontana e si spinge più verso l’interno. In queste zone questa statale diventa una specie di discarica a cielo aperto.

Praticamente ogni piazzola di sosta viene usata come discarica. Lungo la strada i bordi sono ricolmi di bottiglie di plastica, di vetro, lattine, sacchetti dell’immondizia!! Una cosa indecente.

Questa sporcizia rimarrà lungo queste strade per sempre se le autorità locali non faranno un’opera di bonifica! È veramente un peccato se si considerano i tempi di decomposizione di tutte queste cose che vengono gettate lungo la strada!!

Ripeto, non è solo qui, accade in tutta Italia, ma qui le piazzole di sosta sono delle vere e proprie discariche, con tutto e di più, elettrodomestici, materassi, giocattoli, ruote, metalli vari, ecc.

Ritornando al paragone con la Pacific Coast Highway 1 in California di ieri, beh in questo caso noi in Italia perdiamo alla grande! Un immondiziaio così la’ non esiste e scommetto che nessun italiano si permetterebbe mai di gettare una bottiglia di plastica fuori dal finestrino in California, ma perché allora nel nostro paese siamo così incivili? E qui non si tratta di qualche pecora nera che gira tutta l’Italia a buttare lungo le strade bottiglie o altra roba, qui sono tutti, perciò penso proprio che si possa anche qui tranquillamente generalizzare, in negativo però!

In California ci sono le mega multe per chi inquina sulle strade, e allora perché non le mettiamo pure qui? I comuni all’inizio farebbero un sacco di soldi, altro che autovelox.

Pensateci…

Tappa 11. Fuscaldo – Vibo Valentia

Ieri sera temevo un’altra notte insonne, questa volta non a causa di un cane che abbaia ad ogni movimento notturno, ma per un povero bambino che, probabilmente con qualche problema di coliche, ha pianto ininterrottamente dalle 22 per due ore. Penso che i genitori fossero disperati, li sentivo entrare e uscire dalla loro stanza, che era al mio stesso piano. Ieri ero in un hotel, da oggi ricominciano i B&B.

Fortunatamente per il bimbo e i suoi genitori, ma anche per me, a mezzanotte ha smesso ed io ho dormito fino alle 7 in un silenzio incredibile…se penso al gallo del giorno prima 🤪

Da Fuscaldo procedendo a sud le strutture balneari diventano sempre più semplici. C’è un sacco di spiaggia libera, di tanto in tanto uno stabilimento con qualche sedia e ombrellone, ma è la libera a farla da padrone.

Il mare è però sempre lo stesso, limpido come non mai.

La sosta per la seconda colazione l’ho fatta ad Amantea in un bel bar sul mare.

Con delle modifiche apportate al tracciato originale di oggi, ho tolto un bel po’ di metri di dislivello in salita nei primi 4/5 del percorso. Mi sono trovato a pedalare praticamente sempre in piano, e così all’ora di pranzo avevo già percorso 85 km, sui 100 km previsti! La pausa pranzo l’ho fatta poco prima di Pizzo Calabro, in un ristorante sul mare e ne approfittato anche per fare un bagno veloce.

Da lì in poi avevo ancora tutti i metri di dislivello da fare per arrivare a Vibo Valentia, una bella salita al 6%.

Ho fatto però ancora una pausa a Pizzo Calabro alla gelateria Dante, su consiglio di Giuseppe, per mangiare il famoso tartufo gelato, nato qui a Pizzo.

Verso le 17 sono arrivato a Vibo Valentia, dove mi sono poi sistemato e riposato per bene prima di uscire per cena. Prevedo però una notte rumorosa, la mia stanza da’ sulla mia bella SS18, che qui è trafficatissima 😭

Dettagli del giro di oggi (104 km, 810 hm):