Tappa 10. Villammare – Fuscaldo

Oggi ho spezzato la giornata in due, con la pausa pranzo come punto di divisione. La prima parte di 60 km più tranquilla dedicata alle soste foto, deviazioni lungo il percorso e la pausa colazione, mentre la seconda parte di altri 50 km, quella dopo la pausa pranzo, è stata più veloce, una tirata con brevissime pause foto.

Ma andiamo con ordine, perché si comincia con la notte. Il bel cagnone bianco della foto di ieri ha “chiacchierato” con i suoi amici di tutto il vicinato fino alle 1 di notte, quando poi la sua padrone ha deciso di metterlo in casa. E alle 5 il gallo ha visto bene di svegliare il B&B e per essere sicuro che tutti l’avessero sentito, è andato avanti con cadenza al minuto fino alle 7! Insomma, questa mattina, quando mi sono alzato, ero stanchissimo perché avevo dormito male.

Questa era la vista dal B&B!

Oggi ho agganciato a Sapri, un paio di chilometri dopo Villammare, la famosa strada statale 18 Tirrena Inferiore, quella che da Napoli va fino a Reggio Calabria. Dovrebbe essere una delle statali più lunghe di Italia. Molte tratte di questa statale attraversano delle zone stupende, il Cilento in Campania e poi lungo il mare ancora in Campania, Basilicata e Calabria, dove la strada passa spesso a picco sull’acqua.

Queste foto dovrebbero rendere bene l’idea.

Avete presente la Pacific Coast Highway 1 in California, tanto famosa per tutte le zone che attraversa, specialmente quando passa a picco sull’Oceano Pacifico? Gente da tutto il mondo, noi compresi, va apposta in California per poterla percorrere. Beh, noi qui con questa statale SS18 abbiamo qualcosa di simile, che tutto il mondo dovrebbe invidiarci, ma che forse nessuno conosce bene, se non i locali.

Inizialmente tanto temuta per il traffico che ci sarebbe potuto essere stato, si sta invece rivelando una sorpresa giorno dopo giorno, esattamente come mi aveva detto Giuseppe, il ciclista incontrato un paio di giorni fa sulla strada di Paestum. Adesso mi segue e ogni tanto mi da’ dei consigli su dove fermarmi e anche su cosa mangiare lungo il percorso, che lui da Reggio Calabria a Salerno ha già fatto un sacco di volte in bici.

Infatti, su suo consiglio oggi mi sono fermato ad Acquafredda per cercare La Spiaggia dei Confetti, che però lì sul posto nessuno conosceva! In realtà quella che intendeva lui si chiama Spiaggia Luppa ed ha la caratteristica di essere costituta da ciotolini di pietra che sembrano confetti al posto della classica sabbia fine. O forse lo era, perché adesso i ciotolini rimasti sono stati mischiati con sabbia grigia a granuli grossi. Ad ogni modo, io un “confetto” l’ho raccolto e adesso me lo tengo come porta fortuna 😀

Continuando lungo la strada, sono passato dalla regione Campania alla Basilicata arrivando a Maratea. In realtà, la strada per Maratea è stata una deviazione con una bella salita in più rispetto al percorso originale, ma ne è valsa la pena. Il paese di Maratea è molto bello e lì mi sono fermato a fare la seconda colazione in un bel bar nel centro storico.

Mentre stavo per addentare il mio cornetto con marmellata è arrivato Andrea, di Bologna, appassionato di mountain bike, in vacanza con la famiglia, a chiedermi un sacco di cose sul mio giro, perché anche lui sogna di fare una cosa del genere prima o poi. Abbiamo parlato per un bel po’, poi sono arrivate anche la moglie e le due figlie, e la conversazione è andata avanti per ancora per una decina di minuti. Gli ho dato l’indirizzo del mio blog e chissà che questo incontro del tutto fortuito non possa servire a lui per trovare un motivo di ispirazione.

Un’altra cosa che Giuseppe mi aveva detto di andare a vedere a Maratea era il Cristo Redentore, ma non me la sono sentita di fare altri metri di salita. Ho fatto però la foto!

Dopo aver lasciato Maratea sono ritornato sul percorso originale passando per altri bellissimi posti come Praia a Mare, San Nicola Arcella per poi arrivare a Scalea, dove mi pare finisca la Basilicata e cominci la Calabria.

Proprio alle porte di Scalea ho intraveduto altri due cicloturisti e così mi sono subito fermato a chiacchierare con loro. Erano una coppia di pensionati tedeschi, lui e lei, partiti da Monaco di Baviera i primi di giugno con destinazione finale…Palermo! Caspita, da Monaco di Baviera fino a Palermo! È stato divertente perché erano già 11 giorni che non parlavo più tedesco, da quando ho salutato i nostri vicini di casa il giorno prima di partire.

Il cicloturismo è adatto a tutte le età e questo incontro di oggi lo dimostra.

Dopodiché ho ripreso la mia strada e visto che erano quasi le 13, ho cominciato la ricerca del ristorante per pranzo.

A Scalea, posto turistico di mare, è pieno di stabilimenti balneari e così ho scelto quello che aveva la scritta “ristorante” più grossa, trovandone uno che per 12€ offriva un menù di pesce con paccheri al sugo di spada e melanzane (come la cena di ieri sera), zuppa di pesce e insalata. Perfetto!

Dopo pranzo, mi sono seduto su un loro sofà comodo e al fresco con l’intenzione di leggere il mio libro. La stanchezza però ha preso il sopravvento e per leggere tre pagine ho impiegato un’ora, perché continuavo ad addormentarmi! Alla fine però il capitolo l’ho finito 😁

A quel punto, era per me diventato importante ripartire per arrivare più velocemente possibile a destinazione a Fuscaldo, perché sapevo che il mio hotel aveva la spiaggia e pure la piscina, perciò il bagno era previsto solo all’arrivo.

Ho percorso gli ultimi 50 km abbastanza velocemente tendendo una media dei 25 km/h. Ogni tanto mi fermavo a scattare qualche foto. A destra il mare e a sinistra i paesi abbarbicati sulle montagne. Bellissimo!

Arrivato in hotel abbastanza stanco, ho fatto una doccia e il solito bucato, e poi sono corso in spiaggia, piccolina ma a due passi dall’hotel.

Per domani mi attende un altro tappone da 100 km con altri 1000 m circa di salita per raggiungere Vibo Valentia, dove ho prenotato un B&B.

Dettagli del giro di oggi (113 km, 1200 hm):

Tappa 9. Sessa Cilento – Villammare

Dopo una bella dormita sono pronto a ripartire più carico che mai. La colazione di Emilio è spettacolare.

Come sempre i miei orari di partenza vengono sempre ritardati dalla mia lentezza del mattino a ricomporre tutto io mio bagaglio, lucidare e lubrificare la catena e altre cosette. Ieri sera ho anche fatto il primo cambio delle pastiglie dei freni posteriori. Queste dovrebbero durare fino alla fine.

Non poteva mancare un selfie con Emilio prima di partire.

E per una volta, come il giorno della mia partenza, ho una foto di me in bici.

Oggi ho cambiato l’abbigliamento della parte superiore. Alla camicia super tecnica super asciugate e elimina odori ho sostituito una canottiera altrettanto super tecnica, ma che praticamente non mi fa sudare. Ovviamente sono cosparso di crema a protezione 50, altrimenti con una canottiera così mi brucerei tutto.

La discesa verso il mare è stata piacevolmente accompagnata da un leggero vento contro, che rinfrescava più che rallentare.

Per me queste coste erano totalmente sconosciute e quando ho visto arrivare il mare sono rimasto a bocca aperta. Queste foto le ho scattate tra Ascesa e Pisciotta.

Un vero spettacolo della natura. Qui sopra si vede il paese di Pisciotta.

Lungo il percorso costiero, ho trovato strani cartelli che dicevano che più avanti ci sarebbe stata l’interruzione della strada.

Un chiaro divieto d’accesso ma accompagnato da un altro cartello che dice di proseguire lentamente e semafori non ce n’erano. E il blocco dopo è ancora più ambiguo.

Divieto d’accesso, ma poco più dietro un altro carrello che dice di procedere adagio. Mah.

Prima di me ho visto passare uno gruppo di ciclisti e un paio di macchine…e allora si può. Così ho proseguito pure io fino ad arrivare nel punto dove in passato la strada deve essere crollata perché il “rattoppo” ha creato una rampa di 100 m con una pendenza di oltre il 20%, stretta e a senso alternato. Su in cima vedo qualche ciclista che spinge a mano la bici, ma io, forte della salita di ieri per raggiungere il B&B di Emilio, non ho esitato e me la sono fatta tutta pedalando. In cima un paio di ciclisti si erano fermati per vedere la mia impresa e per farmi i complimenti. Certo, io ho dei rapporti molto più corti rispetto ai loro, ma come giustamente uno di loro ha detto, io tiro su un bel po’ di peso 🤪

Chiacchieriamo un po’ e uno di questi, Gabriele, mi dice di andare vicino a Marina di Camerota allo stabilimento El Caribe e chiedere di Salvatore.

E così ho fatto. Ho fatto una deviazione rispetto al percorso che avevo previsto, aggiungendo altri 200 m di dislivello in salita, e sono andato alla ricerca di El Caribe.

Qui mi sono sistemato alla grande, ho affittato sedia a sdraio e ombrellone e fatto bagni a volontà, mangiando pure un bel pranzetto.

Ho fatto una lunghissima pausa, dalle 12 alle 17, ho chiamato il B&B successivo dicendo loro che sarei arrivato tardi e mi sono goduto la giornata facendo il bagno, leggendo, dormendo e mangiando 😉 Piano piano sto cominciando ad abituarmi a questi ritmi. Così fare 80-100 km al giorno non sono per nulla faticosi…per me 😁

Oggi tra l’altro era il giorno che avevo lasciato aperto per il campeggio, ma ieri mi sono poi deciso a prenotare un B&B. Non ho proprio voglia con questo caldo di arrivare in un campeggio, montare la tenda, gonfiare il materassino e andare alla ricerca della doccia a gettoni e poi smontare tutto il giorno dopo. Non c’è nemmeno un vantaggio economico perché il campeggio costa dai 15 a 20€ e con i B&B sto spendendo intorno ai 25-35€, inclusa la colazione e la cordialità dei gestori, cosa quest’ultima da non trascurare in un viaggio in solitaria come il mio. Alla fine, il peso della tenda, materassino e sacco a pelo è di 2.5 kg, a me sembra del tutto ininfluente sulla mia prestazione in bici, 39 o 42 kg non fanno più la differenza.

Rimettermi in bici dopo la pausa in spiaggia non è stato semplice, anche perché davanti a me c’erano ancora 600 m di dislivello in salita. Come un diesel ho cominciato piano per poi riprendere il ritmo.

Arrivato in cima sul punto più alto del giro di oggi faceva pure freschino, il paesaggio era molto più da montagna che di mare.

Poi è cominciata la discesa spettacolare sul mare in direzione Sapri. Quello che si vede qui sotto è San Giovanni a Piro e in lontananza si intravede Sapri.

Arrivato a Villammare mi sono fermato per cenare e solo dopo sono andato al B&B, e come ieri pure questo era abbarbicato in cima ad una salita ripida al 15% 😖

Il B&B di questa sera è un altro di quei posti speciali. Una villa in altura, con una vista stupenda su tutta la costa e con un sacco di cani e gatti. A me hanno dato un intero appartamento nella dependance della villa.

Ora sono seduto fuori in compagnia di tutti questi amici. E ogni tanto ne saltano fuori altri 😁

Ultima cosa prima di chiudere, per cena paccheri con melanzane e spada, fritto di gamberi e calamari con verdure alla griglia 🤤

Dettagli del giro di oggi:

Tappa 8. Pompei – Sessa Cilento

Questa mattina mi sono svegliato con una strana sensazione e con poca energia, forse perché ero ancora stanco da ieri, forse perché avevo qualche leggero problemino di stomaco, o forse perché era così e basta.

La signora Rosalba, la proprietaria del B&B Otium, è stata gentilissima e come una mamma mi ha preparato una squisita colazione con marmellata di albicocche accompagnata da succo di albicocche, tutto fatto da lei.

La mia ruota posteriore questa mattina era leggermente sgonfia, ma visto che durava parecchie ore, ho deciso di rigonfiarla e partire così.

La strada da Pompei a Salerno è stata un po’ dura da percorrere a causa del traffico e dell’aria irrespirabile dovuta all’inquinamento delle auto e dei camion. Non c’è interruzione tra un paese e l’altro, è tutto un grosso agglomerato come si vede bene da questa foto scattata dal Vesuvio.

Durante la discesa su Salerno mi sono imbattuto in un ciclista che aveva appena avuto un incidente con una moto che gli aveva tagliato la strada. Fortunatamente nessuno si è fatto male, anche se lui aveva qualche escoriazione sul braccio sinistro. Abbiamo chiacchierato un po’ e poi ci siamo salutati.

Da Salerno il traffico è sparito e la strada litoranea è diventata scorrevole. Salerno è una bella città con una spiaggia bella sviluppata. Già alle 9.30 c’era un sacco di gente nel mare.

Lungo la strada ho fatto la seconda colazione in un bar sul mare e poi sono ripartito per il parco archeologico di Paestum, che inizialmente non era sul mio percorso che avevo programmato, ma vedendo un sacco di segnalazioni lungo la strada ho deciso di fare questa deviazione. Decisione che si è dimostrata di fondamentale importanza per la continuazione di tutto il mio giro di queste settimane.

In una zona d’ombra mi sono poi sistemato per rattoppare la camera d’aria, che ormai si stava lentamente sgonfiando. Un colpo di fortuna mi ha permesso di individuare il micro forellino, forse causato da un vetro, da dove fuoriusciva l’aria e di rattopparlo.

E dopo la riparazione alla ruota mi sono concesso una bella e lunga pausa in un ristorante proprio davanti agli scavi con questa bella vista.

La conoscenza di Giuseppe, un ciclista tosto che ho incontrato sulla strada per Paestum, è stata determinante. Simpaticissimo e gentilissimo mi ha descritto per bene la strada fino a Villa San Giovanni in Calabria perché lui l’ha già fatta. Mi ha detto che la statale 18, quella che io volevo evitare per via del traffico, è bellissima da percorrere in bici e che le zone del Cilento che ho deciso di attraversare sono anch’esse stupende. E già questo lo posso confermare! Il Cilento è stupendo!

A Paestum Giuseppe mi ha offerto un caffè, dato il suo numero di cellulare e poi è ripartito per la sua strada, ricordandomi di chiamarlo nel caso avessi qualsiasi problema lungo la strada per la Calabria. Questo, insieme a tutte le informazioni ricevute riguardo il percorso che mi attende nei prossimi giorni, mi ha dato una grossa dose di carica positiva e oggi ne avevo proprio bisogno. Grazie Giuseppe!

Inoltre, hanno contribuito a questa energia positiva i primi scambi col proprietario del prossimo B&B, Emilio, con il quale ho cominciato a chattare su Whatsapp da ieri sera, quando gli ho anche comunicato l’indirizzo del mio blog.

Dopo la pausa pranzo, verso le 15, ho ripreso la strada per Sessa Cilento. La temperatura oggi è stata molto più bassa rispetto gli altri giorni, eravamo intorno ai 32°C, e questo per me ha significato pedalare al fresco in confronto ai giorni passati!

La salita che mi ha portato nel Cilento è stata magnifica, più salivo e più l’aria si faceva fresca, più zone verdi incontravo e più sembrava di essere a casa, ma da qui si vedeva ancora il mare, che per quanto non vicinissimo, è sempre lì a far da contorno a questi bellissimi panorami mozzafiato.

Dopo una serie di saliscendi mi sono trovato sull’ultimo pezzo di strada che doveva portarmi al B&B Benvenuti nel Sud. Una rampa di 400 m con pendenze del 19%! Dopo 102 km l’ultima cosa che mi sarei aspettato di fare era salire un pezzo di strada così ripido! Ma con il mio bel rapporto cortissimo e con tanta gamba, sono arrivato su da Emilio, sudato come se avessi fatto una doccia, anche perché 30 gradi c’erano ancora tutti, ma soddisfatto di essere riuscito a fare pure quella salita così ripida con tutto quel peso che mi porto dietro.

Ad ogni modo, tutta quella fatica era ben giustificata, perché l’accoglienza di Emilio al suo B&B è stata magnifica. C’erano un sacco di cose da mangiare, da bere, la struttura è bellissima, le stanze grandissime, tutto veramente ricercato e scelto bene. Ti senti subito a casa. E come se non bastasse, mi ha pure preparato una cena squisita, fatta tutta da lui al momento, accompagnata da un ottimo vino prodotto dal suo papà e conclusa con un limoncello fatto in casa da lui, tutto di ottima qualità!

Con Emilio ci siamo trovati subito ed abbiamo poi chiacchierato per tutta la sera.

Questa giornata non poteva finire meglio di così, e anche quest’ultima esperienza ha ulteriormente contribuito a darmi nuova carica per i giorni che verranno.

Dettagli del giro di oggi:

Tappa 7. Napoli – Pompei

Arrivato a Napoli ho avuto due sorprese, una brutta e l’altra bellissima. Dopo esser sceso in garage a recuperare la bici, sistemo le borse, mi spalmo la crema solare, accendo il GPS e spingo la bici fuori dalla nave. Sono pronto a partire, ma noto che la ruota dietro è sgonfia! Noooo, dico, che palle, ho bucato…con le gomme imperforabili! In realtà non era tutta terra, ma sgonfia a metà. Così tiro fuori la pompa e comincio a pompare nella camera d’aria posteriore sudando alla grande, perché alle 10 eravamo ben oltre i 30 gradi e l’aria era dicisamente umida.

“Incominciamo bene l’esperienza napoletana” mi dico tra me e me, mentre mi avvio all’uscita del porto insieme alle ultime macchine.

Ad un certo punto si avvicina un tipo per chiedermi qualcosa, mi giro e vedo mio fratello Roberto!! Era partito ieri sera da Torino per arrivare qui al mattino e farmi una sorpresa! Che grande!

Dopo la foto al porto ci diamo appuntamento a Pompei, io proseguo in bici e lui in treno. Chi arriverà prima?

Napoli in bicicletta…avevo forse sottovaluto la difficoltà di fare questi 30 km fino a Pompei, anche se subito fuori dal porto ho pure percorso un qualcosa che sembrava una ciclabile.

Le difficoltà non erano tanto per il traffico fuori da ogni regola, ma per la pavimentazione delle strade. A confronto, il sentiero di ieri a Cagliari tra discariche abusive e passaggi vietati era una tavola da biliardo!

I primi 13 km li ho fatti su blocchi di porfido tutti sconnessi, a malapena riuscivo a tenere i 10-15 km/h perché avevo paura di rompere tutto. In più il traffico non aiutava molto a rilassarsi.

Sono passato da San Giovanni, Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata e tutti i posti in mezzo. Ogni tanto spuntava qualche pezzo asfaltato e poi ricominciava il pavè sconnesso.

Divertente è stato passare a Torre Annunziata. Ad un certo punto eravamo tutti bloccati, la stradina principale a senso unico era bloccata davanti ad una chiesa. Doveva uscire la sposa e l’autista ha pensato bene di parcheggiare la sua super Jaguar in mezzo alla strada bloccando tutti! Anche se siamo a Napoli e sono tutti festaioli, questo blocco non è andato giù a nessuno, così hanno cominciato tutti un concerto di clacson 😖

Io sono riuscito a sguisciare tra le macchine spingendo la bici e, superato il clan degli invitati davanti alla chiesa, sono ripartito in direzione Pompei.

Dopo un’ora e quaranta minuti sono arrivato, 10 minuti dopo mio fratello, al B&B che avevo prenotato. La padrona, la signora Rosalba, ci ha accolto alla grande, offrendoci albicocche del luogo e una limonata fresca che ha preparato lì al momento. Gentilissima e cordialissima mi ha fatto anche mettere la bici in casa!

Dopo aver sistemato le mie cose e fatto una doccia, con mio fratello siamo andati a mangiare pranzo davanti al Santuario di Pompei.

Al ristorante ci siamo dilungati un po’ e così non è rimasto tempo per girare per Pompei, perché il suo treno partiva già alle 15.20. Sì, avete capito bene, lui si è fatto tutta questa strada per farmi una sorpresa veloce veloce, ma poi è ripartito subito dopo. Queste sono le pazzie di mio fratello!

Dopo i saluti alla stazione di Pompei, ho cercato di organizzarmi il pomeriggio portando a termine quello che mi ero preposto di fare in questa giornata di “riposo”. Posso confermare che è possibile andare sul Vesuvio, fare un tour guidato del cratere e tornare a Pompei a vedere gli scavi tutto in un pomeriggio!

Ho preso un trasporto andata/ritorno per il Vesuvio acquistando sul bus il biglietto d’ingresso al cratere che include anche il tour guidato. Questo trasporto costa un po’ di più rispetto al servizio publico locale, ma io non avevo tempo di aspettare ed ho preso la prima cosa che partiva. Ho avuto la fortuna di avere un’autista simpaticissimo che mi ha raccontato un sacco di cose su Napoli, sulla sua vita, il suo lavoro, una specie di bonus intrattenimento incluso nel prezzo del biglietto 😁

Al ritorno il bus mi ha lasciato davanti all’ingresso degli scavi, dove sono riuscito a fare l’ultima entrata. In realtà per vedere gli scavi ci vorrebbero almeno due ore e mezza, e ci sono tour di sette ore, io invece avevo solo un’ora e quaranta minuti prima della chiusura. Sono comunque riuscito a vedere parecchia roba, ma è una città enorme, per visitare tutti gli scavi ci vuole veramente più tempo.

Alle 19.30, l’ora di chiusura, ero visibilmente stanco, anzi mi sentivo più stanco di quando vado in bici. Così non ho più girato molto e sono subito andato alla ricerca di un ristorante dove mangiare la pizza napoletana. E anche oggi, ho soddisfatto i miei desideri culinari. L’uscita dalla pizzeria l’ho poi dovuta anticipare perché ero stato preso di mira da uno sciame di zanzare, che avevano anche loro voglia di soddisfare il loro desiderio!

Da domani cominciano le tappe più dure, sia in lunghezza che in dislivello in salita. Spero vivamente che da sabato la temperatura ritorni a livelli umanamente più sopportabili. Devo tenere duro ancora domani.

Ah, dimenticavo, la ruota dietro è ancora gonfia, ma non dura come questa mattina. Vediamo poi domani, per oggi ho dato!

Dettagli del giro di oggi:

Giorno di “riposo”

Sto arrivando a Napoli, giornata già calda e afosa, a differenza della Sardegna, dove nonostante il caldo l’aria era abbastanza secca.

Andrò subito a Pompei, a circa 30 km, e depositerò tutto nel B&B che ho prenotato. L’idea per oggi sarebbe quella di vedere gli scavi di Pompei e il Vesuvio, ma con questa temperatura non so cosa riuscirò a fare.

Quando pedalo il caldo si sente di meno, ma a piedi è terribile. Dicono che da sabato le temperature dovrebbero tornare ai livelli stagionali…speriamo! Adesso si sta bene in Sicilia, vedo. Spero che tenga così!

Dei napoletani qui in nave mi hanno assicurato che qui nessuno mi toccherà niente e di stare tranquillo 😟

Per prima cosa devo uscire da Napoli…sarà un’avventura 🤪

Tappa 6. Marina di Arborea – Cagliari

Ieri sera al ristorante ho mangiato un altro bel piatto di spaghetti alle vongole con frittura mista e insalata. Peccato che il piacere sia durato poco, perché verso le 21, quasi come si fossero dati un appuntamento, sono arrivati un sacco di insetti simili a coccinelle giganti nere, che volano dappertutto, girando su se stesse per poi cadere per terra, stecchite. Poi sono pure arrivate le zanzare. Tutti gli ospiti del ristorante erano come me infastiditi da sti cosi volanti. Il padrone ci ha poi detto che è il caldo africano che li porta, perché normalmente non ci sono. Mah!

Dopo un po’ mi sono stancato di staccarmeli di dosso e me ne sono tornato in camera…che però era un fuoco 😖

Bella la stanza con vista sul mare, ma col sole che batte sopra a più di 40°C tutto il giorno il risultato è come entrare in un forno! Quando sono arrivato verso le 16 non mi aveva fatto la stessa impressione, forse perché fuori faceva più caldo, ma di sera fuori si stava alla grande, tipo 25-28°C con arietta dal mare, mentre in camera c’erano sicuramente più di 30°C senza aria. Per dormire ho tenuto la porta della stanza aperta sperando facesse corrente. Un po’ ha funzionato, ma la luce delle scale continuava ad accendersi illuminando a giorno la mia stanza e alla fine ho deciso di chiudere e dormire così. Altro motivo per chiudere è stata la puzza di fritto che saliva su per le scale entrando così in stanza 🤮

Alla fine ho comunque dormito, quando si è stanchi si dorme dappertutto.

La partenza al mattino è stata bellissima, c’era un bel freschino, nessuno per strada e così ho approfittato per fare una pausa ad Arborea.

Queste sono le “tipiche” case sarde che si trovano lungo la strada per Arborea.

Annesse si trovano aziende agricole piene di mucche. Qui ad Arborea è famosa la produzione di latte, tutta in mano a famiglie venete che in tutti questi anni, così mi hanno detto, non si sono ancora integrate bene con la cultura sarda. Tant’è che ad Arborea si parla ancora il veneto!

Arrivati in città sembra di essere passati in un tunnel spaziale ed usciti in un altro mondo.

Piste ciclabili larghissime, alcune pure numerate, debitamente separate dal sentiero pedonale super lucido con lanterne e panchine dislocate lungo tutto il percorso!

Insomma, non mi aspettavo una cosa così. Lasciata Arborea alle spalle ritorna tutto come prima…più autentico e tipico della Sardegna.

Oggi ho viaggiato all’interno, lontano dal mare, e il paesaggio è tutto diverso rispetto alle due tappe precedenti, ma sempre molto seggestivo.

Il GPS mi porta pure a fare dei pezzi di sterrato per farmi evitare la famosa 131, la statale a 4 corsie tipo autostrada che porta a Cagliari.

E lungo questo sterrato che un insetto, un’ape credo, si è infilato negli occhiali e mi ha punto proprio sotto l’occhio sinistro! Mi sono subito fermato per mettermi del Fenistil per calmare il bruciore e fortunatamente il dolore era sopportabile e l’occhio non ne ha risentito molto. Dopo un’oretta mi sono fatto un selfie per vedere com’era.

Ancora adesso sento un leggero bruciore.

La pausa colazione a Sardara mi è servita anche per mettermi un po’ di ghiaccio sull’occhio, oltre che a mangiare due succulente brioche accompagnate da due birre analcoliche 😁

Al bar ho chiacchierato col proprietario, anche lui ciclista.

Ho continuato poi seguendo parallelamente la 131 lungo la “ex 131” una sorta di ciclabile larga 10 metri! C’ero solo io!

Forse un po’ noioso un percorso così, ma non per me, perché ad un certo punto la ex 131 finisce e finisce pure l’asfalto! Il GPS mi vuol far andare sulla nuova 131, che in quel tratto sarebbe aperta pure alle biciclette, ma è da paura, perché vanno tutti sparati, pure i camion. Perciò decido di continuare sulla pista sterrata, sperando che prima o poi sarebbe convogliata in una strada asfaltata.

Sono andato avanti così per un bel po’. Intorno a me non c’era niente, solo campi coltivati, i paesi me li vedevo sulla sinistra insieme alla 131 che non potevo attraversare e il GPS mi metteva nel nulla, cioè lo sterrato che stavo percorrendo non c’era sulla mia mappa. E la temperatura era già a 38°C! Per fortuna che c’era un po’ di venticello.

Alla fine sono riuscito ad arrivare in un paesello, a Nuraminis, dove ho recuperato le forze su una panchina all’ombra mangiando frutta secca.

Ho poi deciso di prendere delle stradine secondarie che mi hanno fatto arrivare a Monastir in 12 km, mentre con la 131 sarebbero stati solo 5 km, ma da paura.

Ormai la temperatura aveva raggiunto i 40°C, erano le 13, e mi sono fermato in un pub con aria condizionata per oltre due ore. Il padrone simpaticissimo mi ha lasciato stare tutto il tempo che ho voluto. Parte di questo articolo l’ho scritto nel pub al fresco 😁

Gli ultimi chilometri per Cagliari non sono stati semplici per tutta una serie di motivi, motivi che però mi hanno comunque dato un po’ di emozioni e qualche timore 😟 Oggi ci voleva altrimenti sarebbe stato troppo facile!

Uscito da Monastir ho notato con piacere che la ex 131 riappariva a fianco della nuova 131 e questo mi ha permesso di proseguire per Cagliari senza dover fare troppe deviazioni in mezzo ai campi. Avevo solo un forte vento contro, che però in questo momento di alte temperature è stato più un sollievo che un problema.

È andato tutto bene finché sono arrivato alla periferia di Cagliari. A quel punto l’ingresso in città mi era permesso solo entrando su delle statali grosse come la 131 o la 130, tutte e due con veicoli che sfrecciavano a bomba. Visto che era presto ho deciso di proseguire per una strada normale che però mi ha portato ad Elmas, dalle parti dell’aeroporto.

Dalla cartina del GPS ho visto apparire il percorso originale che avevo programmato usando i consigli delle ciclabili che si trovano sul sito bicitalia.it. Ho deciso così di seguirlo, presagendo però che forse non sarebbe stato tutto asfaltato 😖

Mi ero già accorto dalle parti di Porto Torres che quei percorsi definiti “ciclabili” dal sito bicitalia.it erano spesso più adatti alle mountain bike che alle bici da strada.

Ma ormai ero a Cagliari, mi sono detto, questa sarà veramente una pista ciclabile!

Dapprima ho costeggiato la pista d’atterraggio dell’aeroporto lungo un sentiero con l’accesso vietato. Proseguendo sono arrivato dove stavano asfaltando una strada che porta oggi ad un nuovo parcheggio dell’aeroporto e poi finalmente sono uscito…e qui ricominciava un altro di quei stradoni tipo tangenziale. Ero all’aeroporto d’altronde!

Ma il sentierino suggerito continuava lungo la ferrovia diventando però sempre più sconnesso e non adatto alla mia bici carica così.

Ho continuato perché non avevo scelta. Sono arrivato ad un cancello delle Ferrovie dello Stato con la scritta “Vietato l’accesso ai non autorizzati” ed ho continuato fino ad incontrare due tecnici delle FS che mi hanno dato il permesso di continuare, anche se non era permesso 🤔

Mi dicono che forse la strada dopo 3 km potrebbe essere chiusa, ma io decido di provarci lo stesso, tanto di tempo per l’imbarco ne avevo.

Ecco come si trasforma il sentiero…

Il fogliame comincia a farsi sempre più fitto, il suolo sempre più scassato, poi cominciano ad affiorare accampamenti con materassi, sporcizie di ogni genere ed infine arrivo alla sbarra, chiusa, ma tranquillamente valicabile. E questo bel sentierino mi ha alla fine portato in una bella discarica abusiva!

Da qui si vedono le case, un centro commerciale e la strada diventa di nuovo asfaltata 🤪

Ecco le cose che mi sarebbero potute succedere, ho poi pensato:

  • Tornare indietro e rifare tutta la strada a ritroso
  • Bucare o rompere qualcosa della bici
  • Essere assalito da qualche cane randagio
  • Essere assalito da qualche balordo intento a fare chissà che cosa in quei cespugli appartati

E tutte queste cose mi avrebbero potuto far perdere la nave.

E invece no, sono qui… al porto di Cagliari già imbarcato 😁

Oggi sono l’unico con la bici, che questa volta è stata legata così, in bella vista per quando arriverò a Napoli 😟

Dettagli del giro di oggi:

Tappa 5. Bosa Marina – Marina di Arborea

Ieri a Bosa Marina dopo aver finito pranzo alle 17, e dopo aver bevuto mezzo litro di birra, ero troppo cotto per andare in spiaggia e così sono ritornato in camera al fresco a risposare un po’. Il caldo mi aveva abbastanza provato e in quel momento volevo solo stare a letto.Ad un certo punto, però, mi sono deciso di andare a Bosa, che dista un chilometro circa da Bosa Marina, per fare un salto in farmacia a comprare dei cerotti per vesciche. Quella era una prova che volevo ancora fare e fortunatamente ha funzionato…l’ho verificato poi oggi. E poi ho anche comprato le ciabatte! 😁E per andare a Bosa ho preso la bici, come se non ne avessi avuto abbastanza durante il giorno, ma alla sera c’era un’arietta stupenda, cosa che mi ha fatto riflettere sul fatto di girare in bici solo al mattino presto e nel tardo pomeriggio. Ci sto ancora riflettendo 🤔Bosa è carinissima, purtroppo non avevo con me il cellulare e non ho fatto foto, ma se lo scrivete su Google sicuramente usciranno delle foto bellissime di tutte le casette colorate e del castello che sovrasta il paese.A cena, per gli amanti della cucina, ho mangiato taglierini di arselle e bottarga, calamari e verdure alla piastra e per recuperare ancora le energie ho concluso con una seadas gigante cosparsa di miele!Ma ritorniamo a oggi. Dopo la pausa “gambe in mare” a Santa Caterina di Pittinuri, ho proseguito in direzione Oristano. La strada lungo la costa meriterebbe una pausa ogni 10 secondi da quanto è bella. Calette da tutte le parti e non c’è nessuno.Forse è ancora bassa stagione, ma per cose così sulla costa orientale ci sarebbero le macchine parcheggiate sui muri. Perciò, merita proprio venire qui per apprezzare queste bellezze naturalistiche lontani dalla bolgia di turisti.Intanto la temperatura cominciava a salire e più mi allontanavo dalla costa più faceva caldo. “Oggi non mi faccio fregare” mi son detto e alla prima zona d’ombra mi sono fermato per controllare la cartina per vedere dove sarei potuto andare a mangiare. Ho optato per un’allungatoia per Cabras invece di andare subito ad Oristano. Lungo la strada l’aria si fa sempre più calda…guardo il termometro del GPS e vedo che segna 41.3 gradi! “Mei coioni” verrebbe da dire! Ho battuto il record di ieri…ma questa volta sto arrivando in un paese…ci sarà un ristorante lì.E che ristorante! Arrivato in paese chiedo subito ad un signore un posto dove andare a mangiare. Questo vedendomi in bici, mi dice che se voglio mangiare bene devo spendere, mettendo l’accento sul fatto che avrei speso e che forse un cicloturista non era il tipo di cliente per quel tipo di ristorante. Beh, lui non poteva sapere che per quanto uno possa spendere in Italia, non ci si avvicinerà mai alle cifre che si pagano in Svizzera.Arrivato al ristorante vedo la targhetta Michelin e comincio a pensare che forse quel tipo aveva ragione…ma la moglie del proprietario è stata così gentile quando mi ha visto arrivare tutto sudato e affamato, che non ho esitato. Confesso che ho anche buttato l’occhio sul menu esposto fuori e quando ho visto che i prezzi erano ben al di sotto di qualsiasi bugigattolo svizzero di ultima categoria, mi sono lanciato dentro ancora più contento.All’interno c’era l’aria condizionata a bomba ed era tutto bellissimo, elegantissimo, con bellissimi quadri esposti sui muri, quasi con un cameriere per tavolo. Ho chiesto scusa per il mio abbigliamento non consono allo stile del ristorante, ma ho spiegato che stavo girando l’Italia in bici e il padrone ha fatto subito cenno di non preoccuparmi.Un piatto di spaghetti alla bottarga cucinati da Dio…a 10€!! In Svizzera pago il caffè! Mi sono tenuto leggero perché dovevo ancora fare una ventina di chilometri sotto il sole, così ho preso ancora un insalata, un sorbetto, 1.5 litri d’acqua e un caffè doppio.E mentre stavo per sorseggiare la mia ultima goccia di caffè, entra il trio di ciclisti sardi incontrati al mattino appena fuori Bosa Marina!! Già tutti lavati e cambiati, avevano lì a Cabras la fine della loro tappa giornaliera.Mi hanno invitato al loro tavolo a far due chiacchiere mentre mangiavano. In tutto in quel ristorante ci sono stato due ore e mezza e questa pausa mi ha aiutato tantissimo. Mi sono riposato e sono stato in compagnia di tre simpaticissime persone, che mi hanno racontato un sacco di cose sulla Sardegna. Non sapevo, ad esempio, che Cabras è la patria della bottarga e che Arborea è in mano ad aziende agricole del Veneto, cosa risalente ai tempi di Mussolini. Lo stesso mi è stato subito detto dal proprietario dell’hotel dove sto alloggiando adesso. Infatti, arrivando a Marina di Arborea, si incontrano sulla strada tutta una serie di ville che non hanno nulla a che vedere con lo stile di costruzione sardo. Tutte recintate, con giardini verdissimi all’inglese, con uno stile proprio del nord. Si capisce subito che c’è qualcosa di anormale arrivando qui.Ed è così anche ad Arborea, mi hanno detto, ma lì non ci sono passato perché il caldo dell’interno era diventato insopportabile ed avevo bisogno della brezza del mare. Infatti, appena arrivato tirava un venticello piacevole ed il pensiero del caldo è svanito in un batter d’occhio.Il mio hotel è letteralmente sulla spiaggia a pochi metri dall’acqua e la mia finestra da’ sul mare. Stupendo!E sarebbe stato un sacrilegio non scendere subito in acqua oggi, cosa che ho subito fatto!Rispetto a questa mattina a Santa Caterina, qui l’acqua è molto più calda…e lo dice uno che in genere non è amante dell’acqua.L’hotel ha un bel ristorante e questa sera non mancherò di provare qualcosa di nuovo!Domani sera lascio la Sardegna, un po’ a malincuore, ma con la promessa di ritornare un’altra volta con la bicicletta, magari per una settimana e magari per girarla tutta…Laura, che ne dici? 😍 Ma non più in estate…solo primavera o inizio autunno. Le persone che ho incontrato qui sono state tutte gentilissime e cordiali, nei negozi, negli hotel, al ristorante, per strada, dappertutto e i posti sono magnifici. W la Sardegna e si sardi!Ragazzi del trio sardo in bicicletta, se mi leggete, scrivetemi i vostri contatti qui nel guest book, così la prossima volta che fate la settimana on the bike in Sardegna vengo anch’io! 😉Tra l’altro, stavo dimenticando, all’uscita dal ristorante di Cabras la mia bici era un forno e la temperatura del GPS era di ben 46.4°C!! 😱😱Dettagli del giro di oggi:

Bosa Marina

Questa mattina ho lasciato Bosa Marina alle 8 dopo aver fatto una sostanziosa colazione.

Il paesello è carino, sul mare, dalle possibilità infinite, ma sembra che non ci sia più la voglia di fare, a quanto dicono i locali con cui ho parlato. Quest’anno poi, sembra che la riduzione dei voli su Alghero abbia dato una ulteriore mazzata al turismo.

Ad ogni modo, Bosa Marina insieme a Bosa, che dista un chilometro verso l’interno, sono due perle da scoprire.

Così come è da scoprire tutta questa parte di costa, per certi versi ancora incontaminata dal turismo di massa rispetto alla costa orientale, molto più costruita e battuta dal turismo.

Qui è tutto naturale e bello!

Questa mattina ho subito cominciato con una salitona con pendenze medie del 10%, ma alle 8.30 c’erano solo 25 gradi e un leggero venticello che hanno reso la salita facile facile.

Lungo la strada ho incontrato tre ciclisti sardi in viaggio per una settimana. Uno di questi vive in Svizzera vicino a Lugano, sposato con una svizzera-tedesca, e tutta la famiglia è cliente della Swisscom 😁

L’ho ringraziato, perché è anche grazie a lui che io sono qui 😉

Abbiamo fatto un pezzetto di strada insieme quando poi abbiamo raggiunto due cicloturisti sloveni con i quali mi sono intrattenuto a chiacchierare per un’oretta mentre salivamo su per la strada. Gli altri tre erano con le bici da corsa e sono andati via veloce.

È stato divertente chiacchierare con il tipo del duo sloveno, un uomo sulla cinquantina con più di 20 anni di esperienza di cicloturismo. Era accompagnato dalla nipote, sulla trentina credo, alla sua prima volta in tour. Loro dormono sempre in spiaggia e si accampano un po’ dove capita. L’esperienza…

Dopo un po’ ci siamo divisi. Adesso io sono risceso al mare, a Santa Caterina di Pittinuri, un paesino con una spiaggetta da paura dove sto facendo la mia seconda colazione.

Adesso, alle 11, siamo già a 36 gradi, ma all’ombra si sta alla grande.

Ma prima, vado a rinfrescarmi le gambe in acqua 😀 è bellissimo!

Tappa 4. Porto Torres – Bosa Marina

Dopo la tappa colazione nr. 2 ad Alghero ho fatto ancora un giro in centro e poi mi sono diretto lungo la costiera che porta a Bosa Marina.

I panorami sono semplicemente mozzafiato, la costa è molto selvaggia, lo stato della strada è ottimo, traffico quasi inesistente…ma se cerchi un ristorante non ne trovi uno su quella strada fino a pochi chilometri prima di Bosa.

Piano piano cominciano i saliscendi, con il “sali” verso l’interno dove fa più caldo e con lo “scendi” verso il mare, dove un bel venticello ti fa pensare che non fa poi così tanto caldo 😰

Il mio GPS ha quasi toccato i 40 gradi quando mancavano ancora circa 25 km a Bosa.

Fortunatamente sulla strada ho trovato una bella fontana con acqua freschissima e non ho esitato a farmi una doccia, oltre che bere a volontà.

Posti in ombra ne ho visti un paio e in uno di quelli mi sono fermato per fare uno spuntino con una barretta energetica, quella per le emergenze!

Il resto della strada è proseguito a rilento fino ad arrivare al punto più alto del giro di oggi seguito da una lunghissima discesa di circa 15 km, intervallata da qualche salitella, fino a Bosa Marina.

Dopo 85 km e 1000 m di dislivello alle 14.30 sono arrivato in hotel, proprio sul mare.

Adesso sto pranzando e più tardi andrò a farmi il meritato bagno al mare.

I dettagli del giro di oggi:

Alghero che spettacolo!

Questa mattina siamo arrivati a Porto Torres alle 8, mezz’ora dopo l’orario ufficiale…ma la sveglia l’hanno comunque data alle 6.30!

Nella “stanza dei bottoni” dov’erano parcheggiate le bici ho incontrato due tedeschi, anche loro in giro per la Sardegna. In meno di due minuti hanno sistemato le loro borse e sono fuggiti via. Io c’ho messo la mia bella mezz’ora! È inutile, siamo un’altra razza 😂

Ho fatto subito un passaggio dentro Porto Torres alla ricerca di un alimentari per comprare 3 litri d’acqua, poi sono andato al bar a fare colazione. Alle 9.30 mi sono messo effettivamente in moto in direzione di Alghero.

La strada provinciale era leggermente trafficata, ma fattibilissima.

Arrivato ad Alghero sono stato sorpreso dal bellissimo lungomare, con pista ciclabile, spiagge grandi, bar, negozi e tanta vita.

Adesso mi riposo al bar qui in foto.

Siamo sopra i 30°C ma in movimento non si sentono tanto. Tra 50 km arriverò a Bosa Marina. Ma mi fermerò prima da qualche parte per pranzo.