Tappa 12. Vibo Valentia – Messina

Come previsto, ho dormito male, il traffico sotto la finestra è andato avanti tutta la notte. Ho chiuso per un po’ la finestra, ma poi faceva troppo caldo in camera, anche se avevo un ventilatore che girava tutto il tempo.

La colazione questa mattina era al bar difronte al B&B. Con altri tre ospiti del B&B sono rimasto bloccato dentro il B&B perché il portone che dava sulla strada non si apriva più. Hanno dovuto chiamare qualcuno che venisse ad aprire da fuori! E così pure questa mattina ho fatto tardi 😖

Ad ogni modo, questo ritardo non ha influito più di tanto, visto che la strada era per la prima parte in discesa. Come ho scritto nel post precedente dei 1000 km, dopo un’ora e mezza avevo già percorso 40 km, praticamente la metà del tragitto previsto per oggi, ed erano solo le 10.30.

Passare attraverso Rosarno e Gioia Tauro è stato facile, poco traffico e strade tutto sommato messe bene.

Appena fuori Gioia Tauro, la SS18 si è trasformata in una bellissima strada asfaltata, una goduria per i ciclisti. Il massimo è stato raggiunto dopo Palmi, perché l’asfalto è stato rifatto da poco e lì si pedala che è un piacere.

Ad un certo punto, però, in un momento in cui non stavo guardando avanti, ho sentito una frenata e poi un botto. Una macchina guidata da una signora ha sbandato e invaso l’altra corsia, la mia, prendendo in pieno la macchina che si trovava 50 m davanti a me. Tutti e due andavano piano e nessuno si è fatto nulla, solo le macchine si sono ammaccate un po’. La tipa che ha invaso la corsia opposta dava la colpa all’altro! Non so proprio cosa sia successo perché non guardavo, ho solo sentito la frenata e poi il botto. Per fortuna che nessuno si è fatto niente.

Lasciato questo fatto dietro di me, piano piano mi sono riavvicinato di nuovo alla costa e da lì in poi è stato solo uno spettacolo di bel vedere.

Qui stavo sopra Bagnara Calabra, con la Sicilia davanti a me.

La discesa verso Bagnara è stata magnifica. Da lì ho poi proseguito per Scilla, un’altra perla della natura.

La strada che porta a Scilla è sempre la SS18 che qui è semplicemente fantastica, per le vedute e per il manto stradale perfetto…e pure per la poca spazzatura.

Poi si arriva a Scilla.

Mentre scattavo questa foto, accosta un signore tutto distinto e si mette giustamente anche lui a fotografare queste bellezze. Scambiamo due parole, mi dice di essere calabrese, e così dopo gli elogi alle bellezze di questi luoghi gli chiedo della spazzatura. La sua risposta mi ha lasciato senza speranza: “Sai, io ho lavorato sul al nord, al Lago di Garda, in montagna, e lì non mi veniva mai in mente di buttare l’immondizia per terra, ma qui quando arrivo nella mia terra…non so…butto le cose fuori dal finestrino…è più forte di me…” 😱

No comment 😭

Sono sceso giù lungo la spiaggia di Scilla e mi sono fermato per mangiare…e fare il bagno 😁

Praticamente tre ore di pausa, passate in parte a mangiare, leggere e dormire, oltre ad aver fatto il bagno due volte.

Da lì all’imbarco per la Sicilia a Villa San Giovanni erano solo più pochi chilometri, sempre lungo la costa, sempre mozzafiato.

Con la mia solita fortuna che mi segue sempre in questi giorni, appena arrivato al porto, ho comprato il biglietto e sono partito subito per Messina.

Il B&B di questa sera è proprio accogliente, così come il gestore. Dopo la doccia e il bucato sono subito uscito a fare un paio di acquisti e per vedere il Duomo.

Su consiglio dell’ormai solito Giuseppe, che mi ha fatto scoprire Scilla, sono andato a mangiare il famoso Pitone di Messina. Ottimo!

Piano piano le gambe cominciano ad essere stanche…e dopodomani ho la salita su all’Etna!

Domani faccio tutta la costa in direzione Catania, passando anche da Taormina, per poi andare su a Zafferana Etnea, in modo da avvicinarmi un pochetto all’Etna.

Dettagli del giro di oggi (91.5 km, 847 hm)

2 pensieri su “Tappa 12. Vibo Valentia – Messina

  1. Avatar di Michele Michele

    Quando ero giovane, attorno ai 20 anni (40 anni fa, dunque) mi sono trovato anch’io in Calabria, sulla Sila, a fare un pic-nic con gente del posto. E anche in quel caso, tutti i nativi abbandonarono i resti del banchetto (inclusi piatti e bicchieri di plastica) nel luogo del pasto. E anche in quel caso la risposta del nostro amico calabrese fu: per noi abbandonare i rifiuti in giro significa dire che questa è la nostra terra e ci facciamo quello che vogliamo. Fu un’esperienza indelebile per me e chiarificatrice di alcuni aspetti, diciamo, culturali e antropologici…

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