Il Rifugio Sapienza offriva una mega colazione, la più varia ed assortita di tutte le 15 colazioni che ho avuto finora. E perciò mi sono abbuffato.
Per scendere giù nel caldo e arido entroterra siculo avevo pianificato tre strade: quella diretta, ma meno sicura di 22 km, una lunga e più battuta di 37 km e una intermedia di 33 km con però molto più dislivello. Opto per seguire quella da 37 km, ma dopo pochi minuti, seguendo la strada che sembrava essere stata asfaltata ieri sera quanto era perfetta, mi trovo sulla variante corta. Continuo a seguirla perché era troppo bella e dalle scritte per terra mi rendo conto che qui c’era passato il giro d’Italia.

Conferma che poi ho avuto da un ciclista che ho fermato poco dopo al quale ho chiesto conferma se questa strada sarebbe arrivata a valle. La mia preoccupazione era di trovarmi in mezzo al nulla su qualche mulattiera sperduta nelle campagne. Invece è stata una goduria perché, a parte pochi metri di salita, mi sono fatto 1400 m di dislivello in discesa.
Nello scendere ho incrociato la variante intermedia nel punto dove i metri in salita erano già passati, perciò seguendo quella strada avevo solo più discesa. Sono passato in mezzo a dei boschi belli freschi, pieni di lavoratori che potavano gli alberi e ripulivano la strada.

Scendendo a valle si vedono ancora tracce di colate laviche dappertutto. L’Etna, nei secoli ha fatto colate da ogni versante, infatti si intravedono parecchi crateri anche a bassa quota.

Man mano che ci si allontana dal Parco dell’Etna ricominciano nuovamente gli accumuli di immondizia sul bordo strada. Arrivato ad Adrano è discarica pura lungo tutta la statale. Qui incontro il primo cane randagio che però mi lascia andare senza nemmeno degnarmi di uno sguardo. Io comunque mi ero munito di bastone che portavo con me già dall’inizio della discesa.
Da Adrano in poi, sono nell’entroterra, paesaggio abbastanza secco da come di vede dalle foto, ma comunque sempre molto spettacolare.

Da qui si vede bene il pennacchio fumante dell’Etna.

A Bronte, patria del pistacchio, mi sono fermato per una bella brioche con granita, ovviamente granita al pistacchio. Da qui avevo una trentina di chilometri per arrivare a Cesarò, dove avevo preventivato di fare pranzo. Sapevo che c’era una bella salita, perciò contavo di arrivare per le 13, giusto per il pranzo.
Con grande piacere ho visto che lungo tutta la strada tra Bronte e Cesarò la quantità di immondizia lungo la strada era drasticamente diminuita, significa che qui ci sarà una società che si occupa di tenere più pulite le strade, o la gente è più civile. Mah. Inoltre, se parliamo di strada, dal punto di vista del ciclista, qui l’asfalto è di nuovo da favola.

Il paesaggio che mi circonda è spettacolare, sembra di essere su un altro pianeta. Da un lato tutto giallo quasi privo di alberi, dall’altro si intravedono in lontananza grandissime aree verdi, boschi foltissimi, ed è proprio lì che mi sto dirigendo, verso il Parco dei Nebrodi. Poi, immancabile, è la vista sull’Etna onnipresente, col suo pennacchio che mostra la sua attuale attività vulcanica.



Arrivati nei pressi di Cesarò, decisamente affamato, il mio GPS decide di mettermi alla prova facendomi raggiungere il centro del paese attraverso una ripidissima salita con blocchi di pietra sconnessi, perciò una salita doppiamente faticosa. Mi sono dovuto fermare due volte per riprendere fiato. Arrivato in cima, ancora col fiatone, chiedo ad un signore le indicazioni per un ristorante. Lui ride e mi dice che l’unico ristorante aperto è giù sulla strada principale, da dove venivo io! Mi dice però che dovrei trovare un bar e una rosticceria in paese. Arrivo in centro, paese tipo quelli della serie di Montalbano, e la rosticceria è chiusa e al bar, un gruppetto di ragazzi mi dice che lì si mangiano solo dolci o brioche con granita. Ovviamente fanno le solite battutine sul fatto che in macchina farei meno fatica, scambio un paio di battute con loro e poi me ne vado, sperando di trovare qualcosa più avanti.
A Cesarò non ho avuto fortuna e sono andato avanti, a 2 km c’era un altro paesino, San Teodoro, ma anche lì la scelta era scarsa. In realtà mancavano solo più 15 km alla mia meta, ma erano 15 km di salita e non mi andava di usare le mie baratte di emergenza, visto che ero in un paese e qualcosa da mangiare la dovevo trovare…brioche con granita! Ne ho mangiate tre!
Al bar dove mi ero fermato c’era tutto un giro di ragazzi che con le macchine giravano intorno alla piazza del paese, chi con lo stereo a palla, chi con delle macchine tutte scassate, si fermavano, scendevano, chiacchieravano con qualcuno, e poi “ammuninne” dicevano e se ne andavano, poi ne arriva un altro, e il giro continuava così, per passare il tempo. Mah!
Vabbè, dopo la mia terza brioche, mi sono fatto riempire la borraccia di acqua fresca, e me ne sono andato.
Da qui in avanti sono entrato in altro mondo, un ambiente montano, fresco, pieno di alberi, strade pulitissime e meravigliose. Ero entrato nel Parco dei Nebrodi, la più grande area naturale protetta della Sicilia.


A quota 1500 m ho raggiunto la mia destinazione, il Relais Villa Miraglia, un posto stupendo, con dei gestori stupendi, cordialissimi, gentilissimi, e tutti i superlativi che volete!




Ho mangiato pranzo alle 15.30, un pranzo abbondante da farmi scoppiare, con antipasti locali e un piatto di maccheroni fatti in casa al sugo di cinghiale.
Piccola parentesi sul mangiare qui in Sicilia, le porzioni sono sempre giganti ed è tutto buono, dall’antipasto al caffè passando da tutte le portate di mezzo!
Non mi reggevo più in piedi, avevo mangiato troppo! Ho ancora sistemato un rumorino alla bici, pulito la catena e poi sono andato in camera a dormire. E il bucato? Si sono offerti di farmelo loro!!
Adesso sono fuori a scrivere questo articolo e mi sono messo il maglione di lana, siamo a 1500 m e fa freddino. Ieri su all’Etna a 1900 m faceva molto più caldo, ma qui siamo circondati da alberi, c’è un altro clima.
La tappa di domani mi riporterà di nuovo al mare, una discesa di 25 km fino a Sant’Agata di Militello e poi 80 km fino a Campofelice di Roccella, passando per Cefalù.
Dettagli del giro di oggi (69 km, 1315 hm):
Se hanno offerto di farti il bucato i casi sono due: gentilezza estrema o odori micidiali!!!
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Ah ah…ero già cambiato in quel momento, la roba era in camera. Io ho solo chiesto dove avrei potuto stendere e loro si sono offerti di lavarla. Gentilezza!
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Per i cani, magari invece del bastone portati dietro qualche salamino da lanciare lontano…
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Giusto!
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